Continuità di visione e valore per il cliente

I punti fermi di SCM nelle incertezze del contesto globale. L’intervista a Pietro Gheller, Direttore della Divisione Legno di Scm Group.

In un contesto internazionale che resta complesso, tra tensioni geopolitiche, mercati in evoluzione e nuove sfide per il manifatturiero, le imprese del legno continuano a distinguersi per capacità di adattamento e visione. Anche nei momenti meno lineari emergono progettualità, competenze e volontà di investire sul futuro: un atteggiamento che accomuna molti clienti e partner di SCM e che trova nell’innovazione tecnologica, nei servizi e nella qualità delle relazioni un fattore abilitante. 
Come si costruisce valore in questo scenario? E quali sono le scelte strategiche per accompagnare il settore lungo questa trasformazione? Ne parliamo con Pietro Gheller, Direttore della Divisione Legno di Scm Group. 

Direttore, partiamo dal contesto: quanto incide oggi la situazione globale sulle scelte delle imprese del legno? 
“Incide, ma non nel senso di bloccare. Piuttosto spinge le aziende ad essere più attente, più selettive negli investimenti e più focalizzate sul ritorno. Il settore del legno ha dimostrato più volte di saper far fronte alle difficoltà e anche oggi vediamo imprese che continuano a innovare e a cercare nuove opportunità. È un segnale importante”. 

In uno scenario così instabile, come si costruisce una strategia efficace? 
“Mantenendo una visione progettuale chiara e coerente evitando logiche di breve periodo. Noi abbiamo scelto di proseguire con continuità il nostro piano di sviluppo puntando su determinati obiettivi: investimenti in innovazione, servizi, presenza internazionale e persone, oltre ad acquisizioni e partnership strategiche nel creare valore per i nostri clienti. I risultati del 2025, con oltre 500 milioni di euro di fatturato per la Divisione Legno del Gruppo, confermano la validità di questa impostazione”. 

Il titolo del nuovo magazine di SCM è “Shaping Stories”: cosa rappresenta per voi? 
“È un concetto in cui ci riconosciamo molto. Non ci interessa raccontare in modo autoreferenziale ciò che produciamo, ma le storie che rendiamo possibili. Ogni cliente ha un percorso unico: c’è chi cresce, chi trasforma il proprio asset, chi affronta passaggi generazionali o cambia modello di business. Il nostro ruolo è accompagnare e agevolare queste evoluzioni. Sono storie che contano perché rappresentano il valore concreto che riusciamo a generare insieme ai nostri clienti e partner”. 

Tra i temi centrali della vostra visione c’è quello della relazione con il cliente. Cosa significa oggi, concretamente? 
“Significa costruire un rapporto che va ben oltre la vendita. Parliamo di presenza nel tempo, di capacità di ascolto e di risposta. Ma soprattutto di qualità della relazione, coltivata anche attraverso la rete dei nostri dealer. È un elemento distintivo per noi: in un mercato sempre più competitivo, la fiducia è un vantaggio che si costruisce giorno dopo giorno”. 

In questo contesto si inserisce anche il tema della servitizzazione? 
“Assolutamente sì. La servitizzazione è il modo con cui rendiamo concreta questa relazione. Oggi abbiamo oltre 5.000 macchine connesse alla nostra Control Room: un ecosistema che ci permette di raccogliere dati, analizzarli e trasformarli in servizi. Questo significa poter intervenire in modo proattivo, migliorare le performance e ridurre i fermi macchina. È un cambio di paradigma: da reattivi a predittivi”. 

Un tema molto sentito è quello della carenza di manodopera. Qual è la vostra risposta? 
“È una delle principali criticità per tutto il manifatturiero. La risposta passa inevitabilmente dall’automazione. Dobbiamo progettare soluzioni che rendano i processi più semplici, efficienti e meno dipendenti da competenze difficili da reperire. Lo facciamo con un approccio doppio: da un lato soluzioni modulari per le PMI, dall’altro impianti altamente automatizzati per i grandi player”. 

In questo senso, che ruolo ha l’ingresso di Tecno Logica nel Gruppo? 
“È un tassello strategico. Tecno Logica porta competenze avanzate nell’automazione industriale, con applicazioni già consolidate in settori come l’automotive. L’integrazione ci consente di sviluppare progetti di engineering sempre più evoluti e di rispondere a esigenze produttive complesse. È un esempio concreto di come rafforziamo il nostro know-how interno”. 

Parlando di integrazione, anche il software sta diventando sempre più centrale… 
“Esatto. Oggi non basta più la macchina: serve un sistema. Con Tecnest abbiamo completato la nostra offerta digitale. La piattaforma MES-MOM WinMes consente di connettere le macchine con l’intero ecosistema produttivo, coordinando processi, risorse e flussi informativi. Questo si traduce in maggiore efficienza e capacità di gestione degli imprevisti. È un passaggio fondamentale per la trasformazione digitale delle aziende del legno”. 

Quanto è importante continuare a innovare in questo scenario? 
“È essenziale. Investiamo circa il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di portare innovazioni concrete. Lo abbiamo dimostrato anche nell’ultima Open House di Rimini, dove abbiamo presentato nuove soluzioni pensate per esigenze reali. L’innovazione deve essere utile e accessibile”. 

Il mercato resta molto eterogeneo. Come si gestisce questa complessità? 
“Attraverso un approccio strutturato alla segmentazione e una forte specializzazione delle nostre competenze. Operiamo con soluzioni e team dedicati ai diversi segmenti di mercato, perché le esigenze di un grande gruppo industriale non sono le stesse di una PMI. Pur servendo l’intero settore della lavorazione del legno, il nostro valore non è essere ‘tutto per tutti’, ma saper offrire risposte mirate, con tecnologie e livelli di automazione coerenti con ogni specifico modello produttivo”. 

SCM esporta il 90% del proprio fatturato e ha una presenza capillare nei 5 continenti: in tutto questo come si mantiene un’identità forte? 
“Restando fedeli ai propri valori: il legame con i territori in cui operiamo, l’attenzione alle persone, la qualità dei prodotti e servizi. Sono elementi che non cambiano, anche in un contesto globale. Essere una multinazionale oggi significa proprio questo: saper evolvere senza perdere le proprie radici”. 

Se dovesse sintetizzare, quali sono le storie che SCM vuole continuare a “plasmare”? 
“Sono le storie di imprese che affrontano il cambiamento con coraggio. Che investono, che innovano, che cercano nuove strade. Il nostro compito è essere al loro fianco, offrendo strumenti, competenze e visione. Perché, alla fine, il nostro successo passa sempre da quello dei nostri clienti”. 

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